Immagine con scritta Rothko a Firenze

La mostra più attesa del 2026: Mark Rothko

Mer, 04/03/2026 - 11:53

Dal 14 marzo al 23 agosto 2026, a Palazzo Strozzi un’imperdibile mostra dedicata al grande maestro dell’arte americana Mark Rothko, con un percorso che esplora l’evoluzione della sua arte, dalle prime opere figurative, in dialogo con l’Espressionismo e il Surrealismo, alle celebri tele astratte degli anni Cinquanta e Sessanta, approfondendo anche la sua connessione con la tradizione artistica italiana.

In mostra una selezione straordinaria di opere, tra cui grandi dipinti mai esposti in Italia, provenienti da prestigiose collezioni private e musei internazionali come il MoMA e il Metropolitan Museum di New York, la Tate di Londra, il Centre Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington.
La mostra rende omaggio a una figura centrale della storia dell’arte moderna, che con le sue opere crea spazi in cui il colore e la luce invitano alla meditazione e all’introspezione, in una tensione costante tra astrazione e spiritualità.

Da Palazzo Strozzi il progetto si estende poi alla città di Firenze, coinvolgendo un luogo particolarmente caro all’artista: il Museo di San Marco, approfondendo il suo rapporto con l’arte italiana del Rinascimento e in particolare con la pittura dell’Angelico. Tra gli artisti del Novecento, infatti, Mark Rothko è indubbiamente quello che ha saputo comprenderne più a fondo l’essenza, assorbendo e facendo suo l’umanesimo metafisico di Fra Giovanni da Fiesole.

Rothko è noto per i suoi color field paintings realizzati tra il 1949 e il 1970, ovvero dipinti in cui l’artista utilizzava un solo colore o una gamma molto ristretta, di formato rettangolare, riconducibili alla corrente espressiva che si sviluppò negli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale e che ebbe tra i suoi massimi esponenti artisti come Jackson Pollock, Philip Guston, Helen Frankenthaler, Hans Hofmann e tanti altri. Rettangoli orizzontali, campiture morbide e stratificate, dove il colore vibra senza mostrare la pennellata, espressione intensa del suo dramma interiore.

Rothko sviluppò un linguaggio radicale e personale: nessuna figura o simbolo evidente, ma colore ovunque per eliminare ogni distrazione e offrire all’osservatore un’esperienza quasi spirituale. Le grandi tele non si guardano da lontano, ma si abitano e il colore diventa uno spazio mentale. Nei suoi dipinti si può cogliere una tensione esistenziale profonda, il tempo sembra sospeso, le campiture si fronteggiano come presenze silenziose. Lo stesso Rothko diceva: “Io penso che il colore, aiutato dalla luce, entri in relazione con l’anima e comporti conseguenze emotive inattese”. Per questo consigliava di osservare le sue opere da vicino, quasi a distanza intima, per lasciarsi avvolgere completamente dal campo cromatico: i suoi rossi profondi, i neri stratificati, i viola e gli aranci incandescenti sono campi di tensione emotiva, quasi spazi interiori in cui si riflettono solitudine, fragilità, silenzio, ma anche una forma di trascendenza.

Categorico il suo rifiuto di un’arte puramente decorativa: l’arte doveva parlare alle emozioni profonde, non limitarsi ad essere “bella”.  L’artista era un uomo dalla mente complessa, contrario alle etichette, in particolare a quella di “colorista”, e un pittore in continua ricerca di rappresentare la precarietà del dramma umano.

Un’occasione da non perdere: la mostra fiorentina costituisce senza dubbio una delle più importanti mostre mai dedicate a Mark Rothko. Visitala con Firenzecard!

Scopriamo chi è Mark Rothko
Nato a Dvinsk, in Russia, il 25 settembre 1903, all’età di 10 anni si trasferisce con la famiglia negli Stati Uniti, a Portland, in Oregon. Dal 1921 al 1923 frequenta la Yale University a New Haven grazie a una borsa di studio, ma dopo soli 2 anni abbandona l'università e si trasferisce a New York, rifugio sicuro per artisti europei e fiorente centro creativo, che riuniva espressionisti tedeschi, modernisti francesi e surrealisti, il cui lavoro influenzò molto il giovane Rothko, particolarmente colpito da Paul Klee e Georges Rouault.
Dal 1925 studia con Max Weber all'Art Students League e, nel 1928, per la prima volta espone in una collettiva alle Opportunity Galleries a New York. Nel 1933 tiene la prima personale al Portland Art Museum e una successiva personale al Contemporary Arts Gallery di New York. 

All'inizio degli anni Quaranta lavora strettamente con Gottlieb, sviluppando uno stile pittorico dal contenuto mitologico, con semplici figure senza rilievo, influenzato sia da artisti coevi sia dai pionieri della psicologia moderna, Sigmund Freud e Carl Jung. Intorno al 1945 acquisisce tecniche e immagini del Surrealismo. Nel 1945 Peggy Guggenheim gli dedica una personale ad Art of This Century a New York.
Nel 1947 e nel 1949 insegna alla California School of Fine Arts di San Francisco, dove insegna anche Clyfford Still. A cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta sviluppa lo stile della maturità, caratterizzato dalla produzione di grandi tele in cui il protagonista è il colore, con rettangoli frontali e luminosi. 

Nonostante il suo percorso artistico, Rothko è rimasto poco conosciuto fino agli anni ’60, tanto che il suo lavoro principale era infatti il docente d’arte. Nel 1961 il Museum of Modern Art di New York organizza una sua importante personale; nel 1962 completa dei murali per la Harvard University; nel 1964 ottiene l'incarico da John e Dominique de Menil di dipingere alcune opere monumentali per una nuova cappella a Houston. Il 25 febbraio 1970 si suicida nel suo studio di New York, dove si era ritirato a vivere un anno prima, dopo la separazione dalla moglie Mell, logorato da uno stile di vita segnato da eccessi e depressione. L'anno successivo a Houston viene inaugurata la Rothko Chapel.

La fama arriva postuma, confermando il suo ruolo centrale nella storia dell’arte contemporanea. Infatti oggi Rothko è tra gli artisti più quotati al mondo: nel 2012 Orange, Red, Yellow ha raggiunto quasi 87 milioni di dollari da Christie’s, mentre nel 2014 No. 6 (Violet, Green and Red) ha superato i 180 milioni in una vendita privata. E nel novembre 2025, durante la Marquee Week di Christie’s a New York, No. 31 (Yellow Stripe) è stato aggiudicato per oltre 62 milioni di dollari, segnando un record per un’offerta online in un’asta dal vivo.